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Allarme corallo a Calafuria

Dal sito de “iltirreno.it”

Pescatori (autorizzati) provenienti dalla Sardegna al lavoro sui fondali. L’allarme dei sub livornesi: «Uno scempio». Ma manca una legge di tutela

di Giulio Corsi

 

LIVORNO. C’era una volta una città famosa in tutto il Mediterraneo per i suoi coralli. C’era una volta una scogliera su cui quei coralli nascevano e crescevano di un colore quasi unico per i fondali italiani, capaci di trovare il loro habitat e di proliferare a profondità incredibili, quindici metri anziché trenta, quaranta come in qualsiasi altra parte della penisola. Ora però quella ricchezza ambientale, paesaggistica, naturale rischia di scomparire. Di essere depredata. In maniera assolutamente legale. E Livorno, e le scogliere che da Calafuria vanno fino a Quercianella, e quei fondali colorati che attirano migliaia di ammiratori subacquei da tutta la Toscana e pure da fuori, rischiano di perdere i propri gioielli.

L’allarme per la pesca abusiva di coralli è quasi un rituale che si ripete di anno in anno da parte di ambientalisiti e amanti delle coste. Stavolta però la storia è diversa. E’ un allarme per una pesca che di abusivo non ha niente. Che è iniziata in maniera massiccia nell’ultimo mese da parte di due pescatori professionisti, che hanno in mano tutte le autorizzazioni per setacciare i fondali di Calafuria e che sono stati controllati ripetutamente dal nucleo pesca della capitaneria risultando sempre assolutamente nelle regole. E allora, ci si chiederà, che razza di allarme è? E’ un grido (di allarme) rivolto a Firenze, alla Regione Toscana, che avrebbe competenza a legiferare in materia di pesca ma che non ha legiferato sulla questione demandando a una normativa nazionale in vigore dagli anni Sessanta, mezzo secolo fa. E che non pone limiti alla pesca professionistica del corallo. Col risultato che da quando un’altra Regione ricchissima di quello che gli arabi chiamavano il fiore di sangue, la Sardegna, ha posto vincoli assai rigidi alla pesca sui propri fondali, i predatori sardi hanno iniziato a cercare altri lidi a cui attingere. E due di loro, dopo una lunga attesa, sono riusciti ad avere la preziosissima autorizzazione per operare sul mare livornese proprio in questo inizio 2012.

Da circa un mese ogni giorno i due partono a bordo della loro barca bianca ormeggiata davanti allo Yacht Club fin verso il mare antistante Calafuria. E lì dalle 9 fino al calar del sole pescano ininterrottamente corallo.

Il loro lavoro non è passato inosservato ai frequentatori della scogliera livornese, in prima fila quelli della neonata Associazione Costiera di Calafuria, quelli del DeepInside Diving Chioma, quelli del gruppo Archeosub Labronico. Sono stati loro a lanciare l’sos: «E’ in corso uno scempio – commenta il presidente dell’associazione Calafuria, Antonio Heusch -. Quei coralli rappresentano un tesoro ambientale vero e proprio, basti pensare che nel Mediterraneo si può trovare qualcosa di simile alle Baleari a profondità di 50, 60 metri, e che qui arrivano ricercatori da tutta Italia per unirsi a quelli dell’Università di Pisa per studiare il nostro corallo. Le normative purtroppo consentono però ai possessori della licenza la possibilità di pescare senza limitazioni – se non per alcune specie protette – Ora la recente concessione di due licenze ad altrettanti pescatori sardi specializzati nella caccia al corallo rischia di depauperare il nostro ambiente marino per i prossimi 50 anni. Perché è quello il tempo che serve al corallo per rinascere».

E così i frequentatori di Calafuria hanno iniziato a bussare alle istituzioni. La capitaneria, sollecitata, ha effettuato le sue verifiche ma non ha mai riscontrato irregolarità. «Il problema in questo caso sta nella legge non nei controlli – continua Heusch -. Ed è per questo che noi chiediamo alla Regione di cambiare le normative. Attraverso l’Ispra e l’Università di Pisa abbiamo approntato la richiesta urgente per istituire una commissione consultiva per un decreto assessoriale che intanto fermi la pesca del corallo in attesa di arrivare a una regolamentazione più seria, in linea con le normative europee come ha fatto la Sardegna». Ci riusciranno?

17 marzo 2012

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