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Allarme per il corallo di Calafuria: rischia di scomparire

Dal sito de “iltirreno.it”

Pescatori dalla Sardegna al lavoro da un mese sui fondali livornesi. Sos di associazioni e amanti del mare: «Stanno depredando una ricchezza unica nel Mediterraneo»

di Giulio Corsi

Il corallo di Livorno, uno dei più belli e caratteristici del Mediterraneo, rischia di scomparire. Depredato da due pescatori che arrivano dalla Sardegna e che da circa un mese sono a lavoro, da mattina a sera, cinque giorni su sette, sui fondali che da Calafuria vanno fino a Quercianella.

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I pescatori in questione hanno tutte le autorizzazioni del caso, a cominciare dal possesso di due delle 15 licenze di pesca professionale subacquea che vengono concesse dalla capitaneria per operare dalle coste di Marina di Vecchiano fino a quelle di Grosseto. E nei ripetuti controlli che la stessa capitaneria di porto di Livorno ha effettuato nei loro confronti sono sempre risultati in regola.

«Ma stanno perpetrando un vero e proprio scempio», è l’allarme di una serie di associazioni che raggruppano subacquei e amanti del mare, raccolto in pochissimi giorni – da quando Il Tirreno ha raccontato il problema – da centinaia di livornesi e di sub che da tutta la Toscana vengono estate e inverno fino alle scogliere del Romito per tuffarsi e ammirare uno dei mondi sottomarini più ricchi delle coste italiane, unico posto di tutta la penisola in cui il corallo rosso cresce a profondità di 14 metri anziché dai 40 in giù.

«Quei coralli rappresentano un tesoro ambientale vero e proprio – commenta il presidente dell’associazione Calafuria, Antonio Heusch -, basti pensare che nel Mediterraneo si può trovare qualcosa di simile alle Baleari a profondità di 50, 60 metri, e che qui vengono ricercatori da tutta Italia per unirsi a quelli dell’Università di Pisa e studiare le nostre gorgonacee. Senza considerare che ogni anno si calcola che 80mila sub arrivano sul Romito per ammirare quello spettacolo».

«Le normative purtroppo – continua Heusch – consentono ai possessori della licenza la possibilità di pescare senza limitazioni. E la recente concessione di due autorizzazioni ad altrettanti pescatori sardi specializzati nella caccia al corallo rischia di depauperare il nostro ambiente marino per i prossimi 50 anni. Perché è quello il tempo che serve al corallo per rinascere».

C’è un motivo per cui quei due pescatori sardi hanno scelto il mare di Livorno. Anzi ci sono due motivi: il primo è che una legge regionale della Sardegna ha vietato da alcuni anni la pesca del corallo a profondità inferiori a 80 metri, mentre qui non ci sono limiti di nessun tipo. Il secondo è proprio che qui si trova uno dei coralli più belli del Mediterraneo che si può pescare con una facilità estrema, nascendo a profondità molto accessibili.

Ecco che dal mondo degli amanti del mare è partita una richiesta forte alla Regione. «Chiediamo alla Regione di cambiare le normative – continua Heusch -. Attraverso l’Ispra e l’Università di Pisa abbiamo approntato la richiesta urgente per istituire una commissione consultiva per un decreto assessoriale che intanto fermi la pesca del corallo, in attesa di arrivare a una regolamentazione più seria, in linea con le normative europee come ha fatto la Sardegna».

20 marzo 2012

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