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Tensione quando la barca ormeggia

Dal sito de “iltirreno.it”

Faccia a faccia dei frequentatori del Romito con i pescatori, interviene la Polmare. La capitaneria conferma: sono in regola

LIVORNO. La tensione sta salendo. Giorno dopo giorno, la visione di quella barca che a 200 metri dalla scogliera del Romito cerca corallo sui fondali livornesi, si sta trasformando in un tormento per i frequentatori degli scogli, per i sub, per gli amanti estate-inverno di Calafuria. Su internet l’allarme lanciato da Marco Pizza, titolare del Deep Inside di Quercianella si è propagato a macchia d’olio. «Succede che se i corallari non possono lavorare in Sardegna perché la Regione ha deciso di allinearsi con le direttive europee (vietando la pesca di corallo entro gli 80 metri di profondità) allora si va a Livorno e si porta via tutto nei 40 metri di fondale davanti a Calafuria – si legge sul sito di Costiera Calafuria -. E a Livorno, succede che la Capitaneria legalizza il disastro poiché obbligata dalla legge e non riesce nemmeno ad intervenire in tempo quando i corallari sardi tirano su briciole di “oro rosso” utilizzando un Rov».

E così l’altro ieri qualcuno dei frequentatori del Romito è andato di persona all’attracco nel porto mediceo della barca dei due pescatori sardi per affrontare faccia a faccia quelli che sul sito web di Costiera di Calafuria vengono definiti «i killer del nostro mare». «Il confronto – racconta Pizza – è stato placato dagli agenti della Polmare e si è risolto con qualche parola di troppo. Ma noi stiamo molto soffrendo per questa storia».

In realtà i due pescatori stanno seguendo le regole. Lo conferma il vicecomandante della Capitaneria di Porto, Lorenzo Cantore. «La pesca del corallo – spiega – è legale. Bisogna essere pescatori professionali e avere l’autorizzazione. A Livorno il numero di queste autorizzazioni è chiuso e molto stretto: sono soltanto 15. E’ già una forte limitazione. E’ capitato che recentemente si siano liberate due licenze che sono state concesse ai due pescatori di corallo». Dopo la raffica di segnalazioni la Capitaneria è intervenuta però per vedere chiaro l’azione dei due. «Abbiamo effettuato diversi controlli attraverso il nostro nucleo pesca, che lavora in borghese, e ha operato sia a terra, all’arrivo della barca dei due pescatori, sia al largo. Abbiamo controllato anche il Rov che i due utlizzano e abbiamo constatato che si tratta di un semplice robot con telecamera, e dunque consentito, senza braccia o strumenti atti a strappare il corallo».

La questione, come si capisce bene, è politica. Se è vero che l’azione quotidiana dei due pescatori rischia di saccheggiare il tesoro sottomarino livornese, dev’essere la Regione a creare una normativa in grado di fermarli. «Noi siamo un organo di polizia e agiamo sulla base delle leggi in vigore che disciplinano l’attività di pesca. La Regione Toscana ha demandato la normativa a quella nazionale già in vigore e quella noi facciamo rispettare». Come dire: se fossimo in Sardegna i due pescatori sarebbero stati fuori legge, ma qui no…(giu.co.)

 

17 marzo 2012

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