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Organismi “alieni”.

Lepas
Capita spesso, a chi va per mare, di credere ogni volta che incontra un organismo a lui sconosciuto di aver fatto una scoperta sensazionale.
Complici di questa sensazione sono vari fattori tra cui sicuramente il fatto che gli oceani occupano il 71% della superficie dell’intero pianeta e quindi, effettivamente, ci sono maggiori probabilità di scoprire qualcosa di misterioso in mare piuttosto che in città !!!
Un secondo motivo potrebbe essere quello che, quando incontriamo una “cosa” che non conosciamo oltre che misteriosa diventa immediatamente anche inquietante e quasi sempre pericolosa.
In natura questi organismi “alieni” sono studiati da una disciplina della zoologia, non proprio riconosciuta dal mondo accademico, che studia animali considerati estinti ma che sono ancora oggi “segnalati” oppure conosciuti solo attraverso delle leggende; questa branca si chiama criptozoologia.
Qualche mese fa mi telefonò un conoscente dicendomi di aver trovato un PC abbandonato in mare (che brutta cosa….) completamente colonizzato da un organismo “alieno”. L’interlocutore, per altro non più giovanissimo, mi ha detto che non aveva mai visto niente di simile in vita sua come pure tutti gli altri intorno a lui una volta arrivato in banchina. Quando mi inviò la foto, che potete vedere in allegato, mi tornò in mente la storia di questo animale, molto curiosa e sicuramente adatta alla criptozoologia. L’organismo rappresentato nella foto che molti di voi conosceranno, è un cirripede, una specie di crostaceo simile ai più famosi e “normali” denti di cane ma del genere Lepas. Vive nelle acque temperate – calde di tutto il mondo e fa parte della comunità del fouling, cioè le incrostazioni che colonizzano ogni tipo di substrato superficiale. E’ quindi facile incontrarlo attaccato agli oggetti lasciati alla deriva, come ceste di plastica, copertoni di auto e grossi tronchi di albero. Proprio su questi ultimi, gli oggetti più facilmente incontrabili nei secoli scorsi in mare, nasce la leggenda che le lepadi fossero uova delle anatre che nel momento opportuno si schiudevano permettendo all’uccello di librarsi in volo. I marinai vedevano le anatre riposarsi sui tronchi e poi osservavano gli stessi tronchi d’albero ricoperti da decine di valve bianche; pensare che queste valve bianche fossero lo stato embrionale dell’anatra adulta era l’idea più ovvia. Si arrivò addirittura a pensare che l’animale si nutrisse dell’albero e quindi che fosse un’anatra vegetale assolutamente commestibile anche durante l’astinenza al consumo della carne nel corso della Quaresima !!
Purtroppo anche stavolta non è stata una scoperta sensazionale ma credo che, ai giorni nostri, solo il mare può ancora regalare quella sensazione di avventura, scoperta e ricerca dell’ignoto che ci fa rivivere momenti da esploratori!

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